IRAQ. Sacerdote caldeo: Natale, la rinascita della Piana di Ninive liberata dall’Isis

Don Paolo racconta il clima di attesa per le 270 famiglie rientrate nelle loro case a Karamles. La priorità è bonificare i terreni per procedere alla semina e proseguire nella ricostruzione degli edifici. L’appello a quanti sono fuggiti: tornate per far rinascere la regione. Un torneo di calcio fra giovani cristiani e musulmani per celebrare un difficile ritorno alla normalità.

 

 

Karamles – Le persone vivono “l’attesa del Natale con gioia, come se avessero lasciato il carcere” dopo aver trascorso gli ultimi anni “rifugiati nei centri di accoglienza a Erbil e nel Kurdistan irakeno”. La speranza è che “quanti sono fuggiti” in altri Paesi della regione o in Occidente “possano tornare a casa” e contribuire “in prima persona alla rinascita della nostra terra”. È quanto racconta ad AsiaNews don Paolo Thabit Mekko, sacerdote caldeo di Mosul, che nei giorni scorsi ha celebrato per la prima volta la festa di Santa Barbara a Karamles, nella piana di Ninive, per tre anni nelle mani dei miliziani dello Stato islamico (SI, ex Isis). “Abbiamo organizzato una festa solenne – sottolinea – per mostrare che, seppur lentamente e a fatica, vogliamo tornare alla normalità e vivere appieno questo periodo di Avvento in preparazione alla nascita di Gesù”.

Lo Stato islamico, dichiarato sconfitto lo scorso fine settimana dal premier irakeno Haider al-Abadi, “è diventato storia, fa parte del passato”, racconta don Paolo, ma “restano ancora dei problemi legati ad alcune milizie (sciite)” che sono fonte di tensione. Vi è inoltre la questione primaria “legata alla ricostruzione delle case” e questo vale “per Karamles come per molte altre cittadine della piana, prima fa tutte Qaraqosh”.

Nei giorni scorsi la comunità ha festeggiato Santa Barbara (nella foto) con una celebrazione eucaristica e una fiaccolata, partita dalla chiesa della Vergine Maria e terminata al santuario dedicato alla santa. Conclusi i riti e le funzioni, la comunità si è riunita per un momento conviviale, cui è seguita la “prima partita” a calcio nel rinnovato stadio del Karamles Sporting Club cui hanno partecipato giovani cristiani e musulmani.

“In previsione della festa – racconta il sacerdote – abbiamo completato i lavori di ripristino del santuario. In molti sono accorsi per partecipare alla festa e sono rimasti stupiti dalla solennità delle celebrazioni. Cerchiamo di mostrare il ritorno alla normalità e, in questo contesto, si inserisce anche la partita a pallone in un centro di nuovo pronto a ospitare eventi sportivi. Ora vogliamo promuovere una sorta di campionato per giovani cristiani e musulmani dei villaggi vicini”.

“Finora sono 270 le famiglie tornate a Karamles – spiega don Paolo – e la Chiesa prosegue nel lavoro di ricostruzione delle case bruciate o distrutte, anche se non è un’opera facile”. Le famiglie devono “ricostruirsi una vita” e per farlo “servono servizi pubblici, elettricità che viene rifornita solo 4 ore al giorno, riscaldamento”. La vita “sta riprendendo e si cerca di tornare alla normalità”, aggiunge “ma servono tempo e soldi perché Daesh [acronimo arabo per lo SI] ha distrutto tutto”.

“Di recente – prosegue – abbiamo inaugurato un asilo che accoglie 70 bambini, aperto anche ai non cristiani. E ancora, ci sono i danni della guerra da riparare, primo fra tutti l’abbattimento dei muri di terra eretti da Peshmerga (le milizie curde) e jihadisti come barricate; dobbiamo spianare il terreno, per procedere poi alla semina di frutta e verdura. A questo si aggiunge la bonifica dei terreni dalle mine lasciate dall’Isis. Molti contadini non si fidano ad avventurarsi per i campi a causa del pericolo nascosto”.

In questi giorni fervono i lavori per l’allestimento del presepe, l’addobbo delle strade, la sistemazione della chiesa e del salone principale del centro culturale, che ospiterà la messa della notte di Natale. “Fra le persone – confida don Paolo – vi è ancora un clima di freddezza, di timore, per il ricordo del dramma vissuto in questi ultimi anni: le violenze jihadiste, la fuga dalla propria terra, l’esilio, l’esodo di molti all’estero in cerca di una nuova vita. Sto cercando di coinvolgere i giovani nei lavori di preparazione; a Karamles abbiamo aperto una casa per studenti cristiani che frequentano l’università di Mosul, originari di altre cittadine e villaggi. Per Natale stiamo pensando di organizzare una festa per loro, per farli sentire meno lontani dalle loro case, dalle loro famiglie”.

Nonostante le difficoltà “i fedeli vogliono vivere la ricorrenza, un momento speciale caratterizzato da tradizioni che vogliamo rispettare”. Tuttavia, i bisogni “sono ancora molti” e “l’aiuto dall’esterno resta fondamentale”, ricorda don Paolo che vuole chiudere con un augurio: “Che la nascita di Cristo sia occasione per far rinascere la piana di Ninive e i suoi villaggi, non solo Karamles, per offrire a quanti sono fuggiti l’opportunità di ritornare”.

 

 

 

Fonte: AsiaNews

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