Rapita da Boko Haram non abiura. Il padre: “Sii forte”

Qualunque cosa piuttosto che abiurare la fede. Il caso più recente è quello di una ragazzina nigeriana allieva del Collegio governativo femminile di scienza e tecnica di Dapchi, nel Nord Est della Nigeria, dove il 19 febbraio i jihadisti Boko Haram hanno rapito 110 studentesse.

Cinque di loro sono morte durante il trasporto, schiacciate dalle compagne sugli automezzi sovraccarichi, o uccise dall’angoscia e dallo sfinimento nei giorni di prigionia. Ma tutte le altre sono state liberate il 21 marzo, forse in cambio di un riscatto pagato dal governo o forse, come sostengono alcune delle ragazze, perchè i jihadisti credevano di aver rapito delle giovani cristiane e, quando si sono resi conto che invece erano quasi tutte musulmane, hanno deciso di lasciarle andare.

Nelle mani dei rapitori è rimasta soltanto una studentessa cristiana, Leah Sharibu (nella foto in alto). Le compagne liberate hanno raccontato che i jihadisti la tengono prigioniera perchè ha rifiutato di abiurare e convertirsi all’Islam come le avevano ordinato. Intervistato nei giorni successivi, il padre della ragazzina si è detto fiero del coraggio con cui sua figlia tiene testa ai miliziani e molto felice che abbia rifiutato di abbracciare la fede islamica. Sperando che il suo messaggio le pervenga, l’ha esortata a essere forte, nonostante quel che le toccherà patire, e le ha promesso che, se verrà liberata, la farà tornare a scuola, sfidando Boko Haram che ha minacciato di rapire chiunque osi ancora frequentare il collegio di Dapchi. La giovane nigeriana – non si sa quanti anni abbia, ma l’età delle ragazze rapite va dagli 11 ai 19 anni – si aggiunge alla schiera dei cristiani perseguitati per la fede che tuttavia non accettano di convertirsi all’Islam, disposti ad affrontare le conseguenze anche estreme del loro rifiuto; con lei, la sua famiglia che la sostiene.

Da: lanuovabq

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