Cristiani perseguitati da Hamas. Fuga dalla Striscia di Gaza: la minaccia jihadista

Dalla striscia di Gaza fuggono tutti quelli che possono, cristiani, ma anche musulmani. Nel solo 2018 sono state 35mila le persone che sono fuggite dal territorio palestinese controllato da Hamas, che per la legge internazionale corrisponde a un gruppo terroristico, ma che alle ultime elezioni locali ha battuto Fatah, facente parte dell’antica Organizzazione per la liberazione della Palestina, l’Olp, di tendenza meno radicale e violenta rispetto ad Hamas. Dal 2007 a oggi, invece, cioè da quando Hamas ha preso il potere, coloro che sono fuggiti sarebbero circa 200mila. Colpita in modo particolare la comunità cristiana, che prima del 2007 nella Striscia di Gaza contava 3500 persone, oggi ridotte a 1300 o anche meno. Ai tempi dell’amministrazione inglese sulla Palestina, i cristiani erano circa il 10% della popolazione, oggi sono l’1%. La popolazione totale di Gaza è di quasi due milioni. Il 75% della popolazione vive in povertà, il tasso di disoccupazione è del 52%.

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CHIESE VANDALIZZATE

I cristiani fuggiti denunciano le persecuzioni subite da parte di Hamas: chiese distrutte, obbligo di convertirsi all’Islam, obbligo di pagare la tassa, la cosiddetta jizya, la tassa pro capite imposta alle minoranze non musulmane sotto dominio islamico che non si applica più se non durante lo stato islamico dell’Isis dove fu reimposta, e anche carcere e torture. Lo scorso 13 maggio alcuni uomini armati cono entrati in una chiesa della comunità maronita nel centro di Betlemme, profanandola e quando costose attrezzature, incluse le telecamere di sicurezza. Era la terza volta nel giro di quattro anni. Tre giorni dopo è stata attaccata una chiesa anglicana. I cristiani temono che le persecuzioni possano solo aumentare, perché i media locali non ne parlano e la polizia non arresta mai nessuno. Ma nessuno ne parla. Molti di coloro che sono scappati nella vicina Nazareth vivono per le strade, talmente sono poveri. Le Ong presenti nella zona offrono aiuto legale ai palestinesi, ma non lavoro, case o abitazioni.

 

Fonte:il Sussidiario

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