Il Covid diventa un alibi per i governi: 340.000.000 cristiani perseguitati

“Aumenta la persecuzione dei cristiani in termini assoluti: oltre 340.000.000 nel mondo, vuol dire 1 cristiano ogni 8 sperimenta almeno un alto livello di persecuzione. Il Covid ha aumentato le discriminazioni. Dunque, cresce ancora una delle numericamente più imponenti persecuzioni mai sperimentate in questa terra… La violenza domestica contro convertiti alla fede cristiana, in particolare donne, è cresciuta esponenzialmente nel 2020. Per molti cristiani perseguitati, il lockdown dovuto alla pandemia ha significato essere chiusi in casa con il proprio persecutore. La famiglia che non accetta la fede del cristiano è spesso una delle fonti immediate di persecuzione”.

Così ha dichiarato Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors, presentando la ‘World Watch List 2021’ (periodo di riferimento ricerche 1 ottobre 2019 – 30 settembre 2020), la nuova lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo. Primo dato degno di nota: cresce ancora la persecuzione anticristiana in termini assoluti.

Un segno visibile di questo ulteriore aumento è che per la prima volta da quando si realizza questo report, tra i 50 paesi della lista vi sono solo nazioni con un livello di persecuzione e discriminazione molto alto e estremo, scomparendo dalla WWList il livello alto.

Sono oltre 340.000.000 nel mondo i cristiani che sperimentano almeno un livello alto di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede (1 cristiano ogni 8); inoltre salgono da 260.000.000 a 309.000.000 nei primi 50 paesi della WWL i cristiani che sperimentano un livello molto alto o estremo di persecuzione e discriminazione a causa della propria fede. Tra i 100 paesi monitorati dalla nostra ricerca, salgono a 74 quelli che mostrano un livello di persecuzione e discriminazione definibile alta, molto alta o estrema.

I cristiani uccisi per ragioni legate alla fede crescono del 60%, con la Nigeria ancora terra di massacri, assieme ad altre nazioni dell’Africa Sub-Sahariana colpite dalla violenza anticristiana: nella top 10 dei paesi con più uccisioni di cristiani troviamo 8 nazioni africane. Inoltre appare evidente come il covid-19 abbia aggravato le vulnerabilità delle minoranze cristiane, aggiungendo ulteriori discriminazioni e pressione, compreso un aumento delle violenze domestiche in particolare contro convertiti al cristianesimo e donne.

Salgono a 12 le nazioni che rivelano una persecuzione definibile estrema (punteggio superiore a 80). Le prime 6 posizioni rimangono invariate ed al primo posto sin dal 2002 si conferma ancora la Corea del Nord: il cambio nello stile di comunicazione di Kim Jong-Un non ha significato nulla per i cristiani del Paese.

Le retate della polizia sono proseguite con l’obiettivo di identificare e sradicare qualsiasi cittadino con pensieri ‘devianti’, tra cui i cristiani: si stimano tra i 50.000 ed i 70.000  cristiani detenuti nei campi di lavoro per motivi legati alla fede.

Seguono 4 nazioni islamiche, come evidenza del fatto che l’oppressione islamica rimane una delle fonti principali di intolleranza anticristiana: Afghanistan (2°) con quasi lo stesso punteggio della Corea del Nord, Somalia (3°) e Libia (4°), ognuna delle quali totalizza un punteggio superiore a 90. Qui le fonti di persecuzione sono connesse a una società islamica tribale radicalizzata, all’estremismo e all’instabilità endemica di questi paesi: la fede cristiana va vissuta nel segreto e se scoperti (specie se ex-musulmani), si rischia anche la morte.

Poi il Pakistan, stabile al 5° posto, dove la persecuzione si manifesta in violenza anticristiana, ma anche in discriminazioni nella vita quotidiana dei cristiani (anche per effetto della legge anti-blasfemia). La pandemia ha evidenziato ed esacerbato le vulnerabilità sociali, economiche ed etniche di milioni di cristiani nel mondo. E’ evidente che essa sia diventata un catalizzatore di atteggiamenti oppressivi e repressivi, spesso nascosti.

In India, più di 100.000 cristiani hanno ricevuto aiuto dai partner di ‘Porte Aperte/Open Doors’: l’80% di essi ha dichiarato ai ricercatori della WWList di essere stati mandati via dai centri di distribuzione aiuti. Alcuni di questi hanno dovuto camminare per diversi chilometri e tenere nascosta la propria identità cristiana per poter ottenere cibo da qualche altra parte. Episodi simili si sono verificati anche in: Myanmar, Nepal, Vietnam, Bangladesh, Pakistan, paesi dell’Asia Centrale, Malesia, Nord Africa, Yemen e Sudan.

Per via del confinamento, la violenza domestica è cresciuta esponenzialmente: molti convertiti alla fede cristiana hanno vissuto chiusi in casa con coloro che maggiormente osteggiavano la loro nuova fede (familiari). La vulnerabilità domestica ha colpito specificamente le donne e i bambini appartenenti alle minoranze. Per milioni di cristiani il lavoro, l’istruzione e altri impegni esterni, forniscono sollievo dal controllo e/o dalle aggressioni domestiche nonché dagli abusi fisici, emotivi, verbali e psicologici.

Tra i primi dieci paesi elencati nella lista, è aumentato il numero di donne che denunciano le violenze psicologiche e la perdita di contatti con la comunità ecclesiale. Purtroppo, sono aumentati i rapimenti (1.710), le conversioni e i matrimoni forzati ai danni di donne e ragazze.

Tale violenza colpisce anche i più piccoli: uno studio specifico su 18 paesi indica che i bambini sono colpiti tanto dalla violenza (abusi,matrimoni forzati, tratta, riduzione schiavitù) quanto dalla discriminazione diretta e indiretta (dei genitori con arresti, vedovanza, negazione custodia dei figli e accesso a sanità, istruzione…).

Diminuisce il numero di chiusure, attacchi e distruzioni di chiese ed edifici connessi (scuole, ospedali…: 4.488 (contro 9.488 dell’anno precedente), di cui oltre 3.088 nella sola Cina (dati da considerare molto conservativi). Inoltre la Cina entra nella Top 20, salendo dal 23° al 17° posto, attuando una sempre più stringente sorveglianza (anche tecnologica) sulle attività cristiane e un numero di arresti difficilmente rintracciabile. Dal 2018 vige un decreto che vieta la partecipazione, a qualsiasi attività religiosa, per i minori di 18 anni.

In India continua il declino della libertà religiosa dei cristiani sotto la guida del primo ministro Modi: stabile al 10° posto della WWL 2021, il paese continua un processo di induizzazione (facendo leva su un nazionalismo religioso) che lascia sempre meno spazio alle altre. Inoltre la pandemia ha evidenziato ed esacerbato le vulnerabilità sociali, economiche ed etniche di milioni

di cristiani nel mondo: essa è diventata un catalizzatore di atteggiamenti oppressivi e repressivi, spesso nascosti, che si tramutano in atti o espressioni discriminatorie come i discorsi d’odio postati sulle piattaforme online.

Similmente, il COVID-19 ha impattato la vita dei responsabili delle chiese: molti di loro non sono regolarmente stipendiati, ma ricevono sostegno finanziario mediante le offerte delle chiese. Quando le chiese hanno interrotto le loro attività, le donazioni ne hanno risentito diminuendo di circa il 40% (come affermato dai responsabili di diversi paesi).

Questo ha avuto ripercussioni anche sull’assistenza umanitaria alle proprie comunità, sia dentro che fuori le chiese. Per via del confinamento, molti convertiti alla fede cristiana hanno vissuto chiusi in casa con coloro che maggiormente osteggiavano la loro nuova fede. La vulnerabilità domestica ha colpito specificamente le donne e i bambini appartenenti alle minoranze.

Però il direttore di Porte Aperte Italia ha concluso, affermando che i cristiani sono una ‘soluzione’ per i Paesi: “Non sono solo vittime, i cristiani in molti paesi possono essere una soluzione in contesti di conflitto e crisi umanitarie. In Medio Oriente la comunità cristiana, attraverso chiese e organizzazioni caritatevoli locali, è stata una risorsa vitale per portare speranza e ricostruzione in paesi come l’Iraq o la Siria”.

Fonte: Korazym

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