Open Doors: 260 milioni di cristiani perseguitati nel mondo

Sono almeno 260 milioni i cristiani perseguitati nel mondo: 1 cristiano ogni 8 sperimenta un livello alto di persecuzione nei 50 Paesi inseriti nella World Watch List che l’associazione Porte Aperte/Open Doors ha lanciato oggi con una conferenza presso la sala stampa della Camera dei Deputati. Una stima per difetto, precisano gli autori della ricerca, dato che – tra i 100 paesi analizzati – quelli a rischio sono in realtà più dei 50 segnalati: «In almeno 73 – ha detto il direttore di Porte aperte Italia, Cristian Nanni – i cristiani sperimentano un livello alto di persecuzioni, quindi in realtà possiamo contare almeno altri 50 milioni di cristiani perseguitati».

Aumenta dunque la persecuzione anticristiana, sia in intensità che in estensione. «Mai nella storia si è registrata una persecuzione anticristiana simile», afferma Nanni. Nel 2019 2.983 cristiani sono stati uccisi per cause legate alla loro fede, così come oltre 9.400 chiese (ed edifici connessi) sono stati attaccati, demoliti o chiusi. I rapimenti di cristiani sono stati 1.052 e sono state 5.294 le case e i negozi attaccati. Sconcertante poi il fenomeno delle violenze e degli abusi sessuali sistematici contro cristiane: ogni giorno in media 23 cristiane/i vengono abusati sessualmente. In tutto sono stati 8.537 i casi di abusi sessuali o stupri.

La “lista nera” dei paesi anticristiani è stilata analizzando la pressione in 5 aree della vita (Privato, Famiglia, Comunità, Nazione, Chiesa), più il numero di atti di violenza. In testa – stabile dal 2002 – c’è la Corea del Nord dove tra i 50 e i 70 mila cristiani sono in carcere perché trovati in possesso di una Bibbia o riuniti in preghiera. «Almeno 300 mila i cristiani clandestini, le chiese esistenti servono per ingannare i turisti, in realtà sono trasformate in teatri», ha affermato Cristian Nanni nel corso della presentazione, introdotta dal deputato di FdI Andrea Delmastro Delle Vedove. Il parlamentare ha parlato di «vero e proprio genocidio dei cristiani, censurato per ragioni economiche e diplomatiche, come in Qatar, col quale l’Italia ha appena firmato accordi o in Cina per la via della seta».

A seguire in zona podio ci sono Afghanistan, Somalia e Libia: «Paesi che hanno in comune – ha spiegato il direttore di Open Doors – lo stesso humus socio-politico e la stessa assenza di istituzioni. In questi paesi chi si converte rischia violenze o uccisioni». Al quinto posto poi il Pakistan, salito alla ribalta delle cronache internazionali per il caso di Asia Bibi: «Più che di rilascio, parlerei di fuga, visto che si è dovuta nascondere in un paese extraeuropeo. Il diritto alla libertà religioso è l’orfano della Dichiarazione universale dei diritti umani, il meno discusso e difeso». Seguono Eritrea, Sudan, Yemen e Iran.

Da segnalare al decimo posto l’India, la grande democrazia asiatica che sta conoscendo, secondo la denuncia di Porte Aperte, una pericolosa devastazione dei diritti delle minoranze: «Non passa giorno – spiega il direttore di Porte Aperte – senza che una chiesa indiana o un cristiano non venga attaccato. Ancora più grave è l’impunità che segue alle violenze, per colpa del nazionalismo religioso del governo, che sta “induizzando” il Paese».

All’undicesimo posto la Siria, in cui i cristiani subiscono gli attacchi dei terroristi del Daesh e delle altre fazioni jihaidiste, ma anche delle milizie turche e curde. Drammatica la testimonianza del reverendo George Moush, pastore a Quamishly, nord est del paese, della chiesa dell’Alleanza evangelica: «Un mese fa – ha raccontato alla presentazione del dossier – davanti alla chiesa sono stato caricato a forza su un van da tre uomini che poi ho saputo essere curdi. Mi hanno bendato e rinchiuso in uno scantinato assieme a delinquenti e membri del Daesh. Mi hanno accusato di avere costruito la chiesa senza la loro autorizzazione. Ringrazio Dio se miracolosamente sono stato rilasciato».

 

Fonte: Avvenire

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